Studio del passato dell'umanità

Alla ricerca di documenti smarriti nel Sichuan (RPC)

In viaggio per raccogliere fonti primarie dagli archivi locali del Sichuan (RPC), ho trovato documenti sopravvissuti alle guerre e agli insetti, tra burocrazia ed effetti secondari delle bombe NATO.

Autunno 1998. Inizio il percorso di avvicinamento agli archivi di terzo livello della Repubblica Popolare Cinese, per ottenere fonti primarie sulle riforme istituzionali tra il 1909 e il 1915: 5 anni di vivace fermento intellettuale, politico e sociale che segnano il passaggio dalla dinastia Qing alla Repubblica di Cina.
Per me non si tratta di accedere agli Archivi Nazionali (avevano già visto un numero consistente di studiosi usarne i document), né agli Archivi Provinciali del Sichuan (la provincia di cui mi occupavo: oltre 80.000.000 abitanti su un territorio di circa 490.000 km2), anch'essi già visitati da vari studiosi. Si tratta, invece, di conquistare l'autorizzazione a consultare i documenti degli archivi locali, "di terzo livello", che di studiosi ne hanno visti ben pochi. Tra molte giornate passate a consultare i documenti degli Archivi provinciali a Chengdu, stabilendo un rapporto amichevole con chi vi lavora, e tra le poche giornate passate nel campus dell'Università del Sichuan a caccia di lettere di presentazione e timbri adeguati, infine, la richiesta di accesso agli archivi locali trova la giusta via.

Primavera 1999. L'autorizzazione è stata recapitata agli archivi di Kaijiang, Mianzhu, Santai, Shehong e Yibin! Inizia così la mia peregrinazione di archivio in archivio, alla ricerca dei documenti che ci parlino delle assemblee locali, l'esperimento istituzionale degli ultimi anni della dinastia Qing che avrebbe dovuto contribuire a dare nuova legittimità al Figlio del Cielo, contenendo al tempo stesso le iniziative dei cittadini entro i limiti voluti dalla Corte. Parrebbe facile, ora che l'autorizzazione ha raggiunto gli archivi che mi interessano. Ma bisogna fare i conti con gli esiti della storia del Sichuan. Secondo un detto popolare è "la prima provincia a ribellarsi e l'ultima a tornare alla pace", e i primi decenni del XX secolo lo testimoniano: qui vi è stata la più alta concentrazione di Signori della Guerra, che hanno spadroneggiato sulla popolazione. Lo stato di guerra continua ha portato alla distruzione della maggior parte dei documenti, ma devo raccogliere anche le briciole per cercare di capire se questi organi dell'autonomia locale abbiano avuto un qualche ruolo decisionale, o se siano stati davvero elenchi di nomi scritti su qualche foglio di carta, come si riteneva allora. In qualche luogo non è rimasto nulla, altrove è rimasto molto, altrove (Shehong) è rimasto poco, ma tutto quel poco posso consultarlo grazie agli archivisti più competenti che abbia incontrato in tutti gli anni di ricerca in Cina.

8 maggio 1999. L'ambasciata cinese a Belgrado viene colpita da bombe NATO, improvvisamente documenti che prima avevo consultato cambiano, da "pubblici" diventano "non consultabili". Meglio tornare tra qualche tempo. È arrivato il momento di rientrare in Italia e, analizzando la mole ragguardevole di documenti raccolti, constatare come quelle assemblee siano stati organi vitali della società civile.


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autore

Monica De Togni
Dipartimento

Studi Umanistici
Pubblicato il

02 Dicembre 2015

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