Processi sociali e politici, Legge e Comunicazione

Le sfide dell'inglese nella formazione e nella società italiana

Il progetto “English in Italy” ha studiato l’impatto dell’inglese in alcune aree strategiche della società italiana: dai prestiti lessicali nella lingua italiana all'inglese come lingua veicolare nell’università, dalla traduzione e l’interpretariato alla mediazione linguistica in ambito migratorio

“English in Italy: Linguistic, educational and professional challenges” è un progetto finanziato dalla Compagna di San Paolo che ha trattato un tema culturale importante non solo nella realtà italiana ma anche in ambito internazionale. Si tratta del ruolo dominante della lingua inglese nella comunicazione quotidiana, nella formazione universitaria, nel mondo del lavoro e nella mediazione linguistica. Il primato dell’inglese come lingua straniera e come lingua franca si accresce grazie all'uso che ne viene fatto dai numerosi parlanti non madrelingua, soprattutto in ambito professionale.

Il progetto ha mirato a raccogliere e analizzare dati empirici in alcuni ambiti privilegiati. In primo luogo abbiamo studiato i prestiti lessicali dall’inglese nell’italiano generale e specialistico, in particolare i termini inglesi usati in italiano per denominare le mansioni lavorative (project manager, promoter, web designer), quelli che hanno permeato la terminologia militare (peacekeeping) e quelli propri della finanza (spread, spending review). Anche nel campo della traduzione di prodotti audiovisivi si possono riscontrare anglicismi e calchi (“Dacci un taglio”, da “Cut it out”, invece del più naturale “Smettila”). Nella traduzione e nell’interpretazione simultanea in ambito congressuale l’inglese funziona spesso come lingua ponte, influenzando vocabolario, fraseologia e strutture sintattiche dell’italiano. Un altro aspetto nuovo e controverso è la diffusione dell’inglese come lingua veicolare nell’istruzione universitaria: questo tema, di portata internazionale, mette in discussione il ruolo prioritario della lingua materna nella formazione universitaria, suscitando spesso reazioni negative da parte dei difensori della lingua nazionale. Infine, l’osservazione della comunicazione di parlanti anglofoni in contesto migratorio mette in luce fenomeni di commutazione di codice (code switching) come risorsa per la costruzione discorsiva dell’identità.

Per svolgere la ricerca in questi settori ci siamo avvalsi di diverse metodologie: questionari e interviste di tipo sociolinguistico, videoregistrazioni di lezioni universitarie in modalità EMI (English-Medium Instruction), uso di corpora (banche di dati linguistici in formato elettronico) e software per la ricerca lessicografica.
Gli obiettivi raggiunti sono stati molteplici e soddisfacenti. Abbiamo stilato centinaia di voci di anglicismi nella lingua italiana e trascritto 7 film di animazione e 30 episodi di serie TV americane nelle versioni inglese e doppiate in italiano, oltre a un intero convegno con traduzione simultanea per studiare le dinamiche utilizzate. Abbiamo poi raccolto dati sulla percezione della lingua inglese per la ricerca e l’istruzione universitaria da parte dei docenti della Scuola di Management ed Economia, e trascritto e analizzato alcune lezioni. Sono stati svolti 300 questionari contenenti informazioni biografiche e metalinguistiche sui membri delle comunità nigeriana e filippina a Torino.


tags


temi correlati


autore

Virginia Pulcini
Dipartimento

Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne
Pubblicato il

08 Dicembre 2016

condividi

potrebbero interessarti anche