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Processi sociali e politici, Legge e Comunicazione

La presidenza Trump e la metapolitica della destra americana

© Natalie Behring/Getty Images

L’odierna ideologia della destra statunitense, di cui Trump si è reso per molti versi portavoce, riprende temi e artifici retorici di lungo corso dell’immaginario ultraconservatore e reazionario americano, ma nel contempo li rinnova, aggiornandone le modalità comunicative.

Oltre a polarizzare le attenzioni di giornalisti, politologi, linguisti, e persino psichiatri, la presidenza statunitense di Donald Trump pone rilevanti interrogativi anche agli storici. Da un lato, essa si inscrive in un più ampio contesto globale, che include la Brexit e il successo in Europa di partiti populisti, etnonazionalisti e sovranisti. Dall’altro, ha alle spalle una lunga tradizione “populista” statunitense: dal People’s Party di fine Ottocento, originato dalla protesta degli agricoltori del Sud e dell’Ovest contro l’establishment politico ed economico, al movimento politico degli anni Trenta Share Our Wealth, che intendeva dotare ogni famiglia americana di 5mila dollari tassando i ricchi, fino all’exploit elettorale nel 1992 del miliardario texano Ross Perot, candidatosi al di fuori dei due principali partiti e protagonista di spot televisivi e invettive contro giornalisti, politici, alti burocrati e lobby economiche.

Da storico del pensiero politico, quale sono, guardo alla presidenza Trump, in particolare, dal punto di vista delle tradizioni politiche, delle traiettorie concettuali e delle strategie retorico-linguistiche, mettendone a fuoco i significati nella loro dimensione storica. Pur non rientrando nel novero degli statisti americani che lasciarono il segno anche come «pensatori politici» (basti pensare a John Adams, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln, Woodrow Wilson, Franklin D. Roosevelt), Donald Trump è rappresentativo di rilevanti sviluppi sul piano delle culture politiche, tanto a livello nazionale statunitense quanto a livello globale.

Egli esibisce costantemente la propria avversione nei confronti dell’establishment politico e il proprio disinteresse per il politically correct; voltando le spalle alla globalizzazione e abbracciando i valori della destra nazionalista, si presenta come paladino degli americani bianchi, della loro sicurezza così come del loro lavoro, pronto a fermare con ogni mezzo l’immigrazione dal Messico e a difendere l’economia nazionale ripristinando forme di protezionismo, non solo nei confronti dell’intraprendenza commerciale cinese.

Questi programmi, oltre a connettersi con linee di sviluppo di lungo corso del conservatorismo americano, intercettano temi ricorrenti della destra estrema statunitense. Significativamente, la sua manifestazione più recente, la cosiddetta Alt-Right (Alternative Right), nazionalista, esplicitamente razzista e antidemocratica, ha colto nella retorica e nei proclami di Trump l’opportunità di promuovere la propria «metapolitica», vale a dire la diffusione e il consolidamento di «orientamenti» nell’opinione pubblica. A tal fine, si stanno rivelando cruciali le forme di comunicazione rese disponibili da Internet e dai social media: invece di accrescere le capacità di una società a ragionare collettivamente, esse consentono di mobilitare la “protesta elettronica”, attraverso affermazioni altrimenti inaccettabili in contesti maggiormente istituzionalizzati e sulla carta stampata.


autore

Giovanni Francesco Borgognone
Dipartimento

Pubblicato il

05 dicembre 2018

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